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“L’eterna ricerca dell’uomo”
La coscienza prenatale Dopo essere entrati nel grembo materno ci si chiede: “Ma cosa ho fatto? Da tanto tempo ero libero dal corpo mortale limitante; mi muovevo nell’aria, in un corpo di luce, senza peso, e ora sono di nuovo prigioniero di una forma fisica”. Eppure ci si abitua a queste nuove condizioni durante i nove mesi della gestazione. Questa è la punizione. Sono nove mesi di vita in una oscura prigione in cui si è costretti a respirare attraverso qualcun altro, a nutrirsi attraverso qualcun altro, a ricevere il proprio sangue e la forza necessaria alla sua circolazione attraverso qualcun altro. L’anima invoca in Signore “Lasciami uscire da questo carcere! Non posso vedere, non posso udire, sono legato!”. Se esistono un inferno o un purgatorio, essi stanno in quei nove mesi vissuti nel corpo della madre in cui si rimane impotenti, al buio; si è ancorati allo stesso posto come un albero; dal passato si affacciano solo saltuarie memorie, e poi si sprofonda nel sonno. E’ quando sorgono i ricordi del passato che il bambino si agita nel seno materno. Io ho trasferito la mia coscienza in quegli stati prenatali, e so cosa dico. Il sonno e la veglia del bimbo nel seno della madre non dipendono dal sonno o dalla veglia di questa. La voglia del bimbo di muoversi viene dal ricordo del passato dell’anima. Perciò egli si agita nel corpo materno finché non si stanca e si addormenta. Poi si risveglia per un certo tempo e riprende ad agitarsi. Avverte la fame e la sua fame attraverso il nutrimento trasmessogli col sangue della madre. Il piccolo ode vagamente le vibrazioni del battito cardi e della circolazione della madre; questi suoni lo rendono conscio del proprio corpo e suscitano in lui il desiderio di essere libero. Così la prima avventura dell’anima è una lotta fra due idee: il desiderio di ritornare sulla terra in una forma umana, e quello di sperimentare la libertà di non avere una forma. Il gusci anima ha inizio con una forma simile a quella di un girino, munita di una piccola coda. Questa forma si sviluppa in una forma animale, raggomitolata nel grembo materno. Arrivano occasionali memorie della vita passata, e l’embrione si muove. La lotta si fa più forte, man mano che l’embrione comincia ad assumere forma umana nel corpo della madre. L’anima grida “Lasciatemi uscire!”. Quando la volontà diviene molto forte, il bambino nasce. Neonati prematuri sono anime dalla volontà molto tenace. Non vogliono rimanere nove mesi nel grembo della madre, e così anticipano la loro venuta.
Il soffio della vita
Il piccolo giunge in questo mondo piangendo, perché dicono i santi, l’anima rammenta le proprie incarnazioni precedenti e non gradisce l’idea di ritornare sulla terra per riprendere qui la lotta della vita. E’ in rapporto con questo ricordo anche l’atteggiamento di supplica in cui il bimbo solitamente tiene le mani prima di venire al mondo. Egli prega Dio: “Ti prego, non darmi di nuovo una forma fisica!”. La spiegazione fisiologica del pianto del neonato è questa: i polmoni devono aprirsi per poter iniziare il processo della respirazione, e il primo vagito del bambino rappresenta lo sforzo per attivare i polmoni e dare inizio al soffio della vita. Quando il bambino nasce, il respiro entra e l’anima, che era semi-assopita diviene un essere vivente con una vita indipendente (“Dio) alitò nelle narici il soffio della vita, e l’uomo divenne persona vivente”. Molti credono erroneamente che l’anima entri nel corpo al momento della nascita; ma se l’anima non ci fosse già prima, si potrebbe sviluppare dalle piccole cellule originali. Se l’anima abbandonasse l’embrione prima della sua nascita, il bimbo nascerebbe morto. Il corpo dell’uomo è fatto di sedici elementi materiali fondamentali sostenuti e attivati da diciannove elementi di energia sottile (L’essenza del corpo astrale dimorante nella forma fisica dell’uomo, che lo attiva e gli dà vita. Questi diciannove elementi sono: intelligenza, ego, sentimento, mente (coscienza sensoria), i poteri dei cinque sensi, cinque strumenti d’azione e i cinque prana, o forze vitali). Questi possono essere condensati in coscienza pura. “L’uomo divenne un’anima vivente” si riferisce al fatto che il corpo fisico dell’uomo comune, fatto di sostanze chimiche (“il fango della terra”) deve respirare per essere mantenuto in vita dalla terra, come disposto da Dio quando per la prima volta Egli “alitò nelle sue narici il soffio della vita”. Quando il bimbo è nato strizza gli occhi alla luce, ode i suoni, avverte gli odori e i sapori, e respira. Vede che le circostanze sembrano essere normali: ha di nuovo un corpo fisico. La sua prenatale resistenza alla nascita termina col suo primo respiro, quando maya (l’illusione cosmica che “l’esistenza” dipenda dal corpo e dal respiro) lo afferra. Si sente allora di nuovo attratto dal mondo fisico. Mentre il corpo passa, il bambino lotta per conquistare il controllo sul proprio corpo. Quante volte lo vedete ripetutamente sollevare in aria le mani e le gambe nel tentativo di coordinare i movimenti! Tutti questi atti sono diretti nella mente subconscia dalla memoria che l’anima ha del suo passato. Questa memoria è sempre presente. Voi istintivamente temete la morte perché ricordate le molte volte che siete passati per questa esperienza. Avete anche paura della sofferenza, perché avete sofferto molte volte prima d’ora. Quando il neonato è diventato un bambino, è circondato dall’influenza della volontà della madre e del padre che lo guidano, e anche dalla volontà di altri parenti. Ciascuno vuole farlo diventare qualcos’altro, e i più discoli tra i suoi compagni lo vorrebbero ancora diverso! Il bambino deve sostenere molte battaglie contro queste pressioni contrastanti. Questa è una vita miserevole, perciò è bene dare un po’ di libertà ai vostri bambini. I fanciulli cui viene concessa troppa libertà, tuttavia, potranno lamentarsi più tardi: “Vorrei mi avesse detto, molto tempo fa, di non far questo; allora non sarei quello che sono oggi”. Pensate a tutte le battaglie, fisiche e mentali, che uno deve combattere prima di diventare adolescente. In questo periodo della vita i sensi divengono più attivi, e il giovane combatte una dura battaglia con se stesso. La lotta on i sensi è una battaglia tremenda. Vincere questa avventura della giovinezza, rimanere sempre vincitori nell’attraversare le emozioni della vita è una grande esperienza.
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Centro Yoga Advaya
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